Intervista ad Anemone Ledger

Dopo aver letto il suo libro IL SORPASSO DELL’IRREALTA’, l’autrice Anemone Ledger ha risposto così alle nostre domande.

Innanzitutto, una curiosità: perché esordire con uno pseudonimo, e perché proprio con “Anemone Ledger”?

Io ho sempre pubblicato con questo pseudonimo, fin dal primo articolo che ho scritto su di una rivista locale e ho, del resto, sempre avuto un’avversione verso il mio nome e cognome che reputo troppo comuni, troppo diffusi. Per questo ho cercato un nome che fosse quanto più originale possibile per poi scoprire in seguito, dopo aver scelto Anemone, che questa parola avesse significati più specifici. L’anemone è un fiore, l’anemone è anche un animale marino.
Per il cognome, invece, mi sono ispirata al grandissimo Heath Ledger.

Ogni singolo racconto trasuda della tua passione per le atmosfere horror, e in particolar modo per quelle psicologiche e decisamente introspettive; da cosa nasce la passione per questa “sfumatura” di genere?

In realtà fin da piccolina ho letto di questo genere e basti pensare che il primo libro che presi fra le mie mani trattava di vampiri. Ho letto, ovviamente, anche di altri generi ma nessuno di questi mi tiene attaccata alle pagine di un libro come accade con l’horror. Riesco, inoltre, a mettere su carta ciò che voglio realmente trasmettere unicamente attraverso la paura, gli orrori dei personaggi, scavando nella loro mente.

Nei tuoi racconti parli di sovrannaturale nei bambini e negli animali, di follia lucida, di inquietanti amici immaginari… un terreno d’azione decisamente ampio e dai confini labili. Quante esistenze “disturbate” e inclini al male credi siano tra noi? O piuttosto ciascuno di noi è portatore di un lato oscuro?

Sì, penso che ognuno di noi abbia questo lato oscuro, che prima o poi intralcia le cose buone che vi sono al mondo. Certo, alcuni sono più bravi a nasconderlo, altri meno.

In merito al racconto circa la tragica fine del Conte Ugolino – che a mio parere hai reso egregiamente – non ti ha messo soggezione confrontarti con la versione dantesca?

E’ stata una prova, mi sono cimentata nella resa prosaica di alcuni dei versi più inquietanti dell’inferno dantesco. Certo, questo mi ha messo soggezione, ma è proprio grazie a quest’ultima che penso di essere riuscita a creare, anzi, a modellare al meglio delle mie possibilità questo racconto.

Quali le ispirazioni, e quali i riferimenti bibliografici, filmografici, musicali della tua scrittura?

La poesia di Charles Baudelaire, gli orrori di Edgar Allan Poe, lo stile di H. P. Lovecraft, le novità di Stephen King, e poi Dario Argento, Alfred Hitchcock, Paolo Giordano; la musica dei System of a Down. La lista è ancora lunga, ma questi sono i nomi che più hanno inciso sulla mia scrittura, sul mio stile, sui miei racconti e personaggi.

Stai lavorando a qualcos’altro, e del medesimo genere letterario?

Ovviamente, non mi fermo mai. Sto lavorando ad un romanzo e sì, sempre horror. Il mio obiettivo è raggiungere l’apice in questo genere.

Grazie alla gentilezza dell’autrice, ed in bocca al lupo!

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