Intervista ad Andrea Montalbò

Dopo aver letto e recensito l’opera che ci ha inviato, abbiamo posto qualche domanda all’autore de EXTREME DEFENSE, Andrea Montalbò.

Da cosa nasce la passione per la scrittura, e specificatamente per il genere fantascientifico?

Sono sempre stato un lettore onnivoro e sono cresciuto nell’era della corsa allo spazio: due buoni input per nutrire il desiderio già presente in me di raccontare, di giocare con l’immaginazione.

Nel libro ad un certo punto c’è un accenno alquanto velato ad Asimov, il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi: come giudichi la sua opera e – se possibile – credi sia ancora così appetibile al gusto dei lettori odierni?

L’originale trilogia della Fondazione basterebbe da sola a spiegare l’importanza e l’influenza dello scrittore Asimov su legioni di lettori e scrittori (e registi cinematografici): ma Asimov è insieme scienziato, divulgatore scientifico e autore, un connubio in lui naturale che dà alla sua scrittura quella forza positiva, quell’approccio sempre curioso e riflessivo che magnificano il fascino e la profondità delle sue esplorazioni letterarie. Per questo, ritengo che Asimov resti una lettura attuale e coinvolgente anche per le nuove generazioni, al di là della naturale evoluzione di gusti, stili e contenuti maturata nel genere dagli anni ’50 a oggi.

Pensi davvero un giorno possano esserci viaggi e, soprattutto, colonizzazioni interstellari? E ciò sarà forse possibile grazie alla curvatura dello spazio tempo all’interno dei buchi neri, così come immaginati da Einstein?

Asimov saprebbe rispondere con maggiore competenza e padronanza della materia (cosmica), io me la cavo così: la NASA sta davvero facendo piani per Marte, l’impressionante sviluppo tecnologico degli ultimi anni aumenta la fattibilità del progetto. Einstein aveva ragione, continua ad avere ragione oggi e confido che ne avrà ancora in futuro: tra dirlo e gridare “iperspazio”, però, penso che trascorrerà ancora un po’ di tempo.

Tanta parte di letteratura fantascientifica immagina la “fuga” dell’umanità verso nuovi mondi: non credi sia invece auspicabile fare il possibile per restare sulla Terra, evitando di inquinarla e depauperarla come fatto sin qui, anzi rigenerandola e preservandola integra?

L’esplorazione del cosmo non deve (e non è, a mio avviso) essere in contrasto con l’affrontare le gravi responsabilità che la specie umana porta nel depauperamento delle risorse del Pianeta Madre: è rimasto davvero poco tempo e l’impegno è enorme ma possiamo ancora fermare lo sfruttamento selvaggio e la dispersione di veleni in aria, acqua e terra. È un dovere e non solo verso noi stessi e i nostri figli: ma nei confronti del pianeta che ci ospita, ci nutre e… ci porta a spasso (qualcuno vuole dire che invece è il Sole a girare intorno alla Terra?)

Da cosa deriva il gusto – evidentissimo nel tuo libro – per il dettaglio verosimile, come quando dai nome a oggetti, protesi bioniche, pianeti e personaggi? E perché scegli nella gran parte dei casi nomi astrusi e lunghi, di così difficile memorizzazione?

La Fantascienza, insieme all’Horror, è un genere che si presta a meraviglia per una riflessione su noi stessi e sul tempo presente attraverso il filtro di ciò che potrebbe essere o (probabilmente) sarà. Quali trasformazioni scienza, tecnica e sviluppo sociale imprimeranno alla nostra vita quotidiana e quali cose, viceversa, tenderanno a restare in buona sostanza simili a come già le conosciamo? Quali cambiamenti nel gusto, nel linguaggio (nella genesi dei nomi, magari…), nelle strutture e nelle leggi; e saranno cambiamenti sconvolgenti o soltanto modeste ‘modernizzazioni’? Può forse sembrare un esercizio calligrafico ma sforzarci di immaginare, nei dettagli anche banali, quello che sarà serve meglio anche a quell’assunzione di responsabilità su inquinamento e cambiamento climatico di cui parlavo prima. Con le debite proporzioni, stiamo vivendo quello che tanta SF anni ’60 – ’70 predicava. E attenti a quello che uscirà dal Lago Michigan (citazione: “Ciò che uscì dal Lago Michigan”, in originale “The Presence”, 1977, di Roger Lovin, conservo gelosamente la mia copia di Urania nr. 754).

A quando la tua prossima opera? E sempre di genere fantascientifico? Puoi darci qualche anticipazione?

Ci sono due piccoli mostri che sto allevando nel mio computer. Uno è un romanzo horror; l’altro è la terza parte di “Extreme Defence”, della quale ho già scritto un buon numero di capitoli.  Ma non sono ancora abbastanza dettagliati…  😀

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