Intervista a Francesco Leo

Dopo aver letto il suo libro VIKTOR – IL CICLO DELLA RINASCITA, l’autore Francesco Leo ha risposto così alle nostre domande.

Viktor – Il ciclo della rinascita è un romanzo che sa di arcano, di valori oggi talora “appannati” ma pur sempre eterni, di autenticità in un tempo in cui poco sembra essere davvero “significativo”; da cosa deriva quest’aura di cui il tuo scritto gode?

Questa è una visione del romanzo che volevo far giungere al lettore, e mi fa piacere di esserci riuscito. È una prospettiva voluta, in quanto è lo scopo stesso del romanzo quello di valorizzare i sentimenti. I miei personaggi gioiscono e sorridono, piangono e soffrono, proprio come noi. Volevo che tutti potessero identificarsi nella trama e i personaggi, affinché capissero le importanti ideologie trasmesse e inneggiando così le emozioni. Quindi direi che sì, quella di cui gode il romanzo è un’aura voluta.

Viktor è un ragazzo apparentemente comune, che ad un certo punto teme di esser coinvolto in un “gioco” più grande di lui; credi – metaforicamente – che il riscatto per il genere umano possa venire “dal basso”, dalle persone semplici, dagli “invisibili”?

Ho sempre pensato che con la volontà qualunque soggetto, al di là della posizione sociale, può arrivare a un obiettivo. Qualunque esso sia. Questo è ovviamente un concetto che nel libro viene espresso nella sua più grande forma, ossia quella di salvaguardare il mondo. La scelta di affidare un incarico simile a una persona di così umili origini è voluta per rappresentare la massima espressione di forza di volontà. È la dimostrazione che anche una persona “piccola” può compiere grandi imprese. E quale impresa più grande se non quella di proteggere il pianeta?

Interessante la cosmogonia legata agli otto elementi (Acqua, Fuoco, Terra, Aria, Ghiaccio, Tuono, Luce, Oscurità), a fronte dei quattro citati a partire dalla filosofia presocratica; si tratta di una tua idea originale o deriva da un qualche altro racconto o “suggestione”?

A dire il vero, questa è un’idea che mi è stata suggerita da diverse mie passioni. I videogiochi di ruolo, ad esempio, a cui sono appassionato. In molti titoli del genere si trovano riferimenti a poteri derivanti dagli elementi della natura. Anche la mitologia, – dove diverse divinità custodiscono valori ed energie – e che mi ha sempre attratto, ha contribuito all’elaborazione di questa idea. Ovviamente il tutto è stato poi studiato per implementarlo al meglio nella trama e nella costruzione geomorfologica di Mirthya, il mondo in cui le vicende del romanzo prendono vita.

Il ruolo della spada di Arald, arma che nelle mani dell’eletto è in grado di ricacciare il male in un’altra dimensione, rimanda inevitabilmente la mente del lettore alla celeberrima di Artù e Merlino, la “spada nella roccia”: è un rimando volontario o casuale?

Questo è un dettaglio voluto. Nella mia storia vi sono molti riferimenti che si rifanno a tutto ciò che mi ha ispirato e che mi piace. Ho trovato che tributare i miei interessi, le mie idee e i miei sogni, sarebbe stato importante per lasciare un po’ di me ai lettori. Perchè scrivere è anche questo: raccontare sé stessi attraverso una storia. Serve a me per rammentare chi sono e ai lettori per instaurare un rapporto più intimo con chi scrive. Riuscire a instaurare un legame con chi mi legge è una delle più grandi conquiste, perchè porta a un confronto e quindi a una crescita.

Il tuo è un fantasy estremamente verosimile, apparentemente privo di forzature grazie ad un periodare appropriato alle situazioni descritte ed ai personaggi coinvolti; pure, è questa una dote di pochi libri del genere: condividi questa visione?

In merito a ciò, mi sento di dissentire. Non ho letto tutti i fantasy esistenti, sia chiaro, ma trovo inappropriato dichiarare una cosa simile. Conosco diversi autori che hanno approcciato al genere da più o meno tempo e ho trovato i loro lavori fantastici, non privi di logica né farciti di forzature particolari. Ci saranno di sicuro anche casistiche differenti, ma ci penserei a lungo prima di fare di tutta l’erba un fascio.

Grazie alla gentilezza dell’autore, e in bocca al lupo!

Grazie a te per l’intervista! È stato davvero un piacere, spero di scambiare presto un’altra chiacchierata!

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