Intervista a Giada Strapparava

Dopo aver letto il suo libro L’EGOISMO DEL RESPIRO, la giovane autrice Giada Strapparava ha risposto così alle nostre domande.

Cosa ti ha portato ad esordire con la stesura di un romanzo dalla trama così forte, come quella del romanzo “L’egoismo del respiro”?

Il primo libro (almeno per me) ha rappresentato un po’ una sfida personale. Scrivere è da sempre stato un percorso interiore intimo e personale, che mi accompagna da quando ero piccola.

L’egoismo del respiro è nato per caso, iniziando a scrivere il primo capitolo come qualcosa di autoconclusivo, per poi essere spinta a continuare e a sviscerare una storia. La scelta di un genere così crudo è stata spronata un po’ dai miei gusti in fatto di letture, perché leggere un libro per quanto riguarda l’impatto visivo è molto lontano dal vedere un film, anche se le parti sono le stesse. Nel libro è il lettore che si immagina, nel film c’è poco spazio per la fantasia personale.

Da dove nasce l’idea di cimentarti in un genere thriller?

È nata quando mi sono accorta di riuscire a elaborare un concetto psicologico e rappresentarlo. In questo caso quindi, un disturbo mentale o una sensazione particolare. Studio molto prima di scrivere, soprattutto perché i thriller psicologici richiedono di approfondire molti concetti inerenti alla materia. Mi appassiona moltissimo creare dei personaggi con una propria intima psicologia, è interessante per me sviluppare e studiare diversi disturbi psichici e poi creare un personaggio che fa da portatore: che rappresenti il concetto dall’inizio alla fine.

Le tue descrizioni circa le violenze indotte dal protagonista Colton Miller alle sue vittime, sono ben dettagliate. È stato intenzionale scriverne in questo modo o semplicemente é accaduto in modo spontaneo?

È stato tutto intenzionale. Mi piace descrivere scene che normalmente si analizzano in modo generale e frettoloso. Credo che di questa cosa ne potrò fare la mia caratteristica. Ripongo molta attenzione anche su altri punti di cui il romanzo è composto, ma quando si parla di emozioni forti mi piace riempire il lettore di adrenalina e di terrore.

Ti Rifai a qualche scrittore? Insomma hai un tuo Guru?

Leggo molto, ma non ho mai preso spunto da nessun scrittore famoso, perché ho la paura inconscia di influenzare le mie idee. Però posso dire di seguire molto la corrente di Dean Koontz e Wolf Durn, scrittori che stimo e che leggo moltissimo.

Quali criteri hai utilizzato per la scelta della casa editrice?

Ho frequentato moltissimi blog e letto altrettanti articoli dove vi erano moltissimi elenchi. Poi, ho cercato di segnarmi quelle che più si avvicinavano alle mie esigenze: in questo caso quindi, il genere e soprattutto il fatto che accettassero o meno autori esordienti.

Nel tuo romanzo si intrecciano sentimenti come l’ amore, il desiderio, l’orrore, la rabbia, ma anche la dolcezza… sentimenti contrastanti per la psiche di un thriller, come mai questa scelta?

Perché sostanzialmente un assassino ha una mente instabile e con questo intendo una serie di fattori che a volte non hanno un senso. Niente ha forse realmente senso nella mente di una persona che supera un certo limite e le emozioni prendono a disegnare linee immaginarie e a intersecarsi nella mente senza più distinzione tra l’amore e l’odio. Molte volte per un psicopatico, è amore quello che per il resto del mondo è terrore.

In futuro continuerai sulla scia thriller oppure hai intenzione di cimentarti in un altro genere letterario?

Il mio secondo romanzo è di genere drammatico, ma un tipo di dramma psicologico e tutt’altro che sentimentale. Sto scrivendo il finale e per questo inizio 2016 potrò iniziare a pensare alla sua pubblicazione. Posso comunque dire che rappresenta un po’ la pecora nera del gruppo, in quanto ho già steso cinque bozze per altri cinque romanzi, tutti thriller psicologici. Quindi sì, a parte qualche romanzo di genere affine, ho trovato il mio genere e intendo proseguirlo.

Facciamo un grosso augurio a questa giovane autrice. 

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