Fahryon – Il suono sacro di Arjiam

6965865-fantasy-house-treeDaniela Lojarro nel suo Fahryon – Il suono sacro di Arjiam, primo capitolo di una trilogia fantasy, ha ideato un Regno – quello di Arjiam appunto – con la sua geografia, le sue città, gli abitanti, epigono di quelli creati da J. R. R. Tolkien o Marion Zimmer Bradley, segnato dall’eterna, insanabile lotta fra bene e male.

Fa da sfondo a questa “visione” estremamente ricca e fantasiosa, una “vibrazione creatrice”, quella che prima del conflitto fra Magh (sorta di veggenti – “sacerdoti”) era “perfetta unione degli opposti”: suono di arcane sillabe magiche, che, attraverso la voce dei Magh, tiene in vita il regno stesso di Arjiam; non è ardito, in tal senso, il parallelo con quello che in natura è rappresentato dalla serie di Fibonacci, mezzo e fine dell’idea stessa di equilibrio e bellezza.

Il romanzo, che si dipana a partire dal conflitto fra Armonia (fondata sulle vibrazioni di suono e luce) e Malia (fondata su silenzio e oscurità), originatesi entrambe dalla scissione forzosa della Sintonia originaria, vede alternarsi numerosi personaggi, dai nomi spesso poco pronunciabili, nel perfetto stile fantasy: la giovane Fahryon e il cavaliere Uszrany, il nobile Mazdraan, loro antagonista, ed una pletora di comparse più o meno rilevanti ai fini della narrazione.

Ciò che colpisce non è tanto la trama – in alcuni punti “lenta” e prolissa in descrizioni di paesaggi e interiorità dei personaggi, nonché da una scarsa presenza del discorso diretto rispetto al corpus dello scritto –  quanto l’idea filosofica olistico e quasi mistico – religiosa ivi sottesa: “… solo conoscendo se stessi e portando l’armonia fra cuore, mente e animo, si può trascendere il sé e ascoltare il Mistero del Suono Sacro, la sua vibrazione e il suo silenzio…”.

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