Intervista a Michael De Falco

Dopo aver letto e recensito l’opera che ci ha spedito, abbiamo posto qualche domanda all’autore di PASSATO SENZA FINE, Michael De Falco.

Il tuo romanzo trasmette, entusiasmando, il gusto per la narrazione investigativo – poliziesca; da cosa derivi la passione per questo genere?

Penso che ci sia sempre stata. Fin da bambino mi interessavo ai gialli, difatti amavo il cartone “Il detective Conan”. Poi con il passare degli anni mi sono appassionato sempre di più allo stile giallo, sia libri che serie televisive. Insomma, sono nato e cresciuto con questa passione. Lo stile thriller riesce a incuriosirmi fin dalla prima pagina, e soprattutto verso la fine di un libro non posso staccare gli occhi dalla pagina per nulla al mondo.

La trama che hai imbastito è degna di grandi autori, spesso afferenti ad un genere border line fra giallo e noir: chi fra essi riscuote la tua ammirazione professionale? Quali, se ne hai, i tuoi modelli?

Il libro è nato anche grazie a molti libri che ho letto, e dai quali ho potuto prendere numerosi spunti, senza però copiare nemmeno una virgola. Tra coloro che mi hanno appassionato c’è sicuramente Maurizio De Giovanni, Carlo Callegari (anche se in minima parte) e Jo Nesbo. Sono autori anche molto differenti tra di loro, sia come storie che come stile, ma forse è grazie a loro che ho maturato la mia abilità.

Il protagonista è un finanziere sui generis, che crede profondamente in ciò che fa, e per un superiore ideale di giustizia non esita a prendendosi responsabilità che non gli competono. Credi davvero ci siano persone così, nelle forze dell’ordine e più in generale negli ambienti del settore pubblico, in Italia?

Più che crederlo, lo spero. In Italia penso che ci debba essere un personaggio così, anzi più di uno. Per un lettore, forse la figura dell’Ispettore Romani potrebbe essere vista un Jack Bauer (serie TV 24) o un detective John McLane dei poveri (Die Hard), un agente che fa tutto il possibile per raggiungere il suo scopo, che crede nella legge e nella giustizia. Ma qui si parla solamente di una persona che vuole fare il suo lavoro onestamente, con tutti i pro e i contro. Troppe volte in Italia si è sentito di agenti e funzionari pubblici corrotti, per questo la figura di Romani dovrebbe essere presa come esempio. Nonostante questo, credo che tutti quei poliziotti della DIA, che operano a volto coperto, siano le figure che più rispecchiano il protagonista del libro.

Inaspettatamente, il lettore, a un certo punto dello scritto, deve confrontarsi con l’omosessualità del protagonista; quanto era per te importante inserire tale tematica in un racconto che avrebbe potuto tranquillamente farne senza? E non credi che l’omosessualità, in un mondo perlopiù conservatore come quello delle forze dell’ordine, sia vista di pessimo occhio?

Inserire la tematiche LGBTQI è stata una scelta su cui non ho dovuto pensarci troppo a lungo. Ero già certo di inserire l’argomento nel testo, semplicemente perché mi rispecchia e molte delle esperienze e incontri (alcune anche senza senso, come capita nei film di Sorrentino) riportano personaggi che esistono e sono esistiti nel corso della mia vita. L’omosessualità non è vista molto positivamente nel mondo delle forze dell’ordine, e per questo motivo Romani non ne fa parola con gli altri colleghi. È lo scontro con una società anche troppo conservatrice, che non riesce a capire che l’amore non è solo tra uomo e donna, così come una famiglia.

Il tuo stile è asciutto, accattivante ed estremamente cinematografico: quanto hai lavorato per renderlo tale, e come vedresti un adattamento cinematografico del tuo libro?

Il lavoro è stato lungo e per nulla semplice. Nonostante questo, quando scrivevo mi sentivo felice, anche se dovevo cancellare e riscrivere una frase decine di volte. La stesura è durata oltre un anno, a causa di interruzioni più o meno volute. Difatti, il libro era inizialmente ambientato a giugno, e per fare in modo di scriverlo in base al mese corrente, ho dovuto posticipare tutto a dicembre (mese in cui ho terminato la stesura del testo). Scrivere in prima persona e narrando i fatti in tempo reale non è stato facile, perché basta poco per sbagliare un tempo o passare alla terza persona. Un film su Passato Senza Fine sarebbe un sogno e avrei già gli attori giusti per interpretare le scene: l’Ispettore Romani lo vedrei bene in Piefrancesco Favino, il colonello Altavilla lo affiderei invece a Fabrizio Bentivoglio mentre l’Ispettore Davide Castelli lo vedrei interpretato da Andrea Facchinetti e Nicholas dal giovane Gabriele Rossi. Per le ragazze, darei a Valentina Lodovini il ruolo di Alessandra, la giudice per le indagini preliminari sarebbe interpretata alla perfezione da Elena Sofia Ricci e Sofia invece da Vittoria Puccini. Il regista? Sorrentino ovviamente! Certo, libro italiano e film diretto da regista e attori italiani! Ma non mi dispiacerebbe se anche un regista straniero fosse interessato a un lavoro sul mio libro, anche solo perché significherebbe che la mia opera è stata tradotta e conosciuta all’estero!

Ci auguriamo, vista la qualità di PASSATO SENZA FINE, tu abbia nel cassetto altri progetti: puoi rassicurarci al riguardo, e magari darci qualche anticipazione?

In questo momento in testa ho due idee che stanno prendendo piede: i personaggi saranno quasi tutti gli stessi, forse cambieranno le ambientazioni. E non escludo che ci possa essere anche un prequel di Passato Senza Fine, che racconterà nei dettagli l’operazione sotto copertura di Dario Romani.

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