Passato senza fine

Michael De Falco, nel suo Passato senza fine, imbastisce una storia che di gran lunga travalica, alla luce della ricchezza della trama e della bellezza della scrittura, definizioni quali “giallo” o “noir”.

Che l’autore sia una perla rara lo si intuisce già dal titolo, non solo foneticamente estremamente evocativo (per assonanza ricorda fra l’altro il celebre “Mondo senza fine” di Ken Follett), ma strettamente correlato alla vicenda narrata: un’ombra venuta dal passato, che per vendetta rimescola e sconvolge un equilibrio faticosamente raggiunto.

Albergano gli ingredienti più significativi del romanzo poliziesco, nel volume in questione: suspence, colpi di scena, introspezione psicologica e ambiguità dei personaggi, come a sottolineare che il confine fra lecito ed illecito è labile quanto un tratto a carboncino e fugace come alito di vento.

Michael De Falco, con uno stile sintattico – lessicale asciutto e tagliente, frutto indubbio di poderose letture ma innanzitutto dote naturale, delinea il protagonista, l’Ispettore Romani della Guardia di Finanza (un Ispettore Coliandro epurato dei tratti più comici e grotteschi), alla stregua di “eroe quotidiano”, il cui unico superpotere risiede nel credere fermamente nel proprio lavoro e supremamente nella Giustizia: un valore, questo, che qui si confronta dinamicamente con le umane debolezze, prima che con le pastoie legislative.

La vicenda si muove fra indagini internazionali, traffici illeciti di droga e di minori, con un’apertura, sorprendente anch’essa, al tema dell’omosessualità, che nell’immaginario collettivo difficilmente coabita con certo machismo dilagante in ambito militare.

Una prova eccellente dell’autore per un libro da non perdere, anche per quanti non siano strettamente appassionati al genere.

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