Il mondo che non muore

Finalmente un poeta vero, vien da dire.

L’opera di Ivan Tabanelli, Il mondo che non muore, è un diario intimo, un sentiero fine ed estremamente delicato lungo le sfumature dell’anima: il mondo che non muore è quello più profondo, intenso, più vero che pertiene all’autore ed in cui, per estensione, può riconoscersi ciascuno di noi.

Gli scritti sono spesso brevi ed illuminanti, incisivi e leggeri, con una musicalità frutto senz’altro di accurato labor limae, ma che pure brillano per la naturalezza estrema di cui sono intrisi.

Suggestiva la scelta di dare per titolo a ciascun componimento il primo verso del medesimo: un’eco, sembra, di letture antiche e preziose, linfa vitale, insieme con una sensibilità spiccata, della più autentica poesia.

L’arte di Tabanelli è fatta di immagini semplici ed emozioni decostruite, nude e discrete: mai irruenza, piuttosto osservazione e riflessione di sè e per sè; le parole sono qui come carezze, spesso malinconiche, sussurrate sul filo delle umane emozioni.

Un vero poeta, dicevamo, in grado di condensare nel verso attimi irripetibili e infiniti.

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