Intervista a Manuela Menini

Manuela, da cosa nasce l’idea di un racconto i cui protagonisti siano animali? E da cosa la volontà di palesarne i pensieri?

Amo gli animali, sono cresciuta con loro. Ho sempre avuto cani e gatti e Melanzana, il gatto protagonista del mio libro, altri non è che uno di questi gatti. Quando ero piccola amavo leggere libri i cui protagonisti erano animali e, devo dire che, la mia autrice preferita in questo campo letterario è Beatrix Potter (nome che ho voluto dare anche a mia figlia). Penso che tutti noi saremmo curiosi di conoscere i pensieri degli animali, e la prova di questo sono i numerosi cartoni animati (ultimamente ne vedo parecchi) i cui protagonisti sono animali che vivono, parlano e pensano come gli umani.

Nel tuo libro, gli animali hanno vizi e virtù simili a quelle umane: credi sia così anche nella realtà o sono invece  diversi da noi?

Gli animali, come gli uomini, hanno vizi e virtù, ma, a differenza di noi, loro non hanno freni inibitori, non conoscono la cattiveria, l’egoismo o l’opportunismo. Credo che gli animali siano un po’ come i bambini: sono spontanei.

Il tuo racconto è particolarmente adatto ai più giovani, per l’intento pedagogico latente sin dalle prime pagine e per l’ “insegnamento” che se ne ricava a fine lettura: ti piace pensare che La straordinaria avventura di Gatto Melanzana possa esser un utile strumento per l’educazione e la crescita dei bambini?

Ritengo che sia una buona lettura per i bambini. Innanzitutto per la presenza degli animali: oggi molti bambini crescono in ambienti dove gli animali sono praticamente assenti e per poterli vedere scuole e genitori devono portare i bambini nelle fattorie didattiche.
Credo che un bambino che cresce con gli animali, maturi una maggiore sensibilità. Inoltre i valori e i sentimenti presenti in questo libro aiutano a far capire ai bambini quanto siano importanti il rispetto e l’amicizia.

Quanto nella creazione del tuo racconto ha inciso il fatto che tu viva in campagna, e quanto il fatto che tu abbia un figlio molto piccolo?

In realtà, sebbene molti pensino che sia così, non è stata mia figlia ad ispirare la storia di Melanzana, in quanto ho iniziato a scriverla molto tempo prima che lei nascesse. Devo però dire che è stata poi la sua presenza che mi ha spronato a finire di scrivere questo libro e a pubblicarlo. Senza di lei, probabilmente, sarebbe ancora un’opera incompiuta in un cassetto.
Per quanto riguarda l’ambiente in cui vivo, beh, molti dei luoghi indicati nel libro non sono altro che la descrizione di ciò che vedo ogni giorno.

Pensi che la vita all’aria aperta abbia dei vantaggi rispetto a quella cittadina? E se sì, tali vantaggi sono soverchianti rispetto ad eventuali svantaggi?

Penso che ognuno ami il luogo in cui ha posato le sue radici, sia che si tratti di un appartamento in pieno centro città, o di una casa immersa nella campagna attorniata solo dalla natura.
Molte delle persone che mi vengono a trovare mi dicono che vivo in un posto bellissimo, altre invece non ci vivrebbero per nulla al mondo.
Vivere in campagna è sicuramente rilassante, l’aria che si respira è decisamente più sana e la vita è più tranquilla. D’altra parte la vita in città è sicuramente più comoda e le opportunità di lavoro e di studio sono maggiori.

Circa il tuo prossimo scritto, hai già qualche idea? E se sì, di che genere ti occuperai?

Sì, sto costruendo una trama su di un racconto fantasy. Si tratta di una storia di magia ed incantesimi che mi raccontava mia nonna quando ero piccola. Ora vorrei scriverla anche per lei.

Questo libro ti ha portato le soddisfazioni che speravi? 

Al momento non è stato letto da molti, anche perché ho iniziato a pubblicizzarlo da poco. Comunque le recensioni che ho avuto fino ad ora sono buone e spero che in futuro siano sempre di più.
E’ ancora presto per dire se mi ha dato le soddisfazioni che speravo.

Hai qualche consiglio da dare ai nuovi scrittori? Pensi che la passione per la scrittura deve essere coltivata anche se, la maggior parte delle volte, non dà i risultati sperati?

Non demordere mai, anzi, trasformare le delusioni in un motivo in più per andare avanti. Non aspettare la famosa ispirazione, ma scrivere, buttare giù pagine di parole, senza pensare alla sintassi, alla grammatica, alla punteggiatura, questo è un lavoro che va fatto in un secondo momento, ma prima di tutto, mettere per iscritto un’idea. Non è detto che i risultati arrivino, e probabilmente tutti noi scrittori esordienti ne abbiamo la consapevolezza, ma credo che chiunque abbia questa passione, la debba seguire, indipendentemente da qualsiasi cosa, perché chi ama scrivere, non ne può proprio fare a meno.

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