Intervista a Lorenzo Camerini ed Andrea Gualchierotti

È evidente ne Gli eredi di Atlantide una appassionata dedizione all’antichità storica: nasce da un cursus studiorum o è piuttosto precisa volontà di approfondimento extracurricolare?

Andrea: entrambe le cose; dopo gli studi classici ho sempre mantenuto interesse per il mondo antico greco e romano, e ancora oggi un libro di storia è uno dei regali di maggior successo che possano farmi!
Lorenzo: anche io ho seguito studi classici, e successivamente mi sono laureato in storia medievale. Anche se oggi sono impegnato in altre attività, direi che è ovvio il mio interesse per la materia.

Il libro, per quanto opera di fantasia, denota in alcuni punti connotazioni (pseudo) storiche (penso alla descrizione dell’aspetto urbanistico di Altantide, ad esempio), che rendono il racconto verosimile e intrigante: oltre a Platone, quali le fonti cui avete attinto?

Andrea: sulla carta le fonti sono tantissime, ma a ben guardare la stragrande maggioranza di esse finiscono per proporre rimaneggiamenti dell’esposizione platonica. Anche noi ci siamo grosso modo allineati ad essa, in parte è inevitabile, ma abbiamo anche cercato di rendere Atlantide non solo uno scenario mitico, bensì una città che contenesse in sé vari aspetti concreti del mondo antico. Abbiamo poi inserito alcuni dettagli di geografia “preistorica” che trovano riscontro presso diversi esperti. Lasciare spazio al fantastico è sempre piacevole, ma a volte si incontrano ambientazioni totalmente favolose e incoerenti, e questo abbiamo cercato di evitarlo il più possibile.
Lorenzo: Platone è stato sicuramente l’ispirazione costante del volume, per una scelta di adoperare un tono “classico”, e omaggiare uno dei padri del pensiero occidentale. La descrizione di Atlantide che il grande filosofo tratteggia nel Timeo e nel Crizia è così completa ed esaustiva che basterebbe da sola! Per il resto del mondo nel 10.000 a.C. (anno più, anno meno) le fonti sono state molte: dai “classici” dell’archeologia misteriosa, come l’italiano Peter Kolosimo, o Zecharia Sitchin e Erich von Däniken a idee più recenti.

Potete raccontarci in breve ciò che ad oggi si sa storicamente circa Atlantide?

Andrea: “storicamente” è una parola da prendere con pinze… molto grosse! Di realmente certo c’è molto poco. Diverse ipotesi hanno posto Atlantide nei luoghi più disparati, dal Polo Sud al Centro America. Personalmente credo che l’unica ipotesi con un contesto storico plausibile – e intrigante – sia quella che vede Atlantide nell’isola greca di Santorini, la cui distruzione a causa di un’eruzione sottomarina ha provocato un gigantesco maremoto che ha investito e devastato la civiltà minoica di Creta. Ecco, qui siamo nel campo della storia e non della finzione.
Lorenzo: se mettiamo in ballo la scienza storica, la risposta è molto breve: nulla. Sebbene sia convinto che la storia abbia ancora un ampio margine di fallibilità, e molti ambienti accademici peccano di dogmatismo e conservatorismo, Atlantide scientificamente è solo una delle tante affascinanti leggende tramandate dall’antichità.

Il tema della fuga, pur dolorosa, da una patria perduta è abbastanza frequente nell’antichità (si pensi ad Ulisse o Enea): in cosa il viaggio degli atlantidei si distingue da quello di sì illustri predecessori?

Andrea: in alcuni casi abbiamo volutamente omaggiato – in termini evidentemente meno aulici e importanti – questo grande tema. Il personaggio di Adhon, uno dei protagonisti principali, ha molto nel suo carattere di eroi come Enea: accetta pesanti responsabilità e un destino incerto cercando sempre di compiere la scelta giusta, non rinunciando mai a principi cui si aggrappa saldamente. E questo anche di fronte a prove e continui ostacoli.
Lorenzo: il piacere di scrivere un libro di questo tipo è anche l’opportunità che offre di poter citare, senza nessuna pretesa ma solo per il piacere di farlo, oltre che per gratitudine, tematiche e figure che abbiamo amato nella storia e nella letteratura.
Il viaggio è un topos dell’epica antica e ci è sembrato la scelta più naturale come ossatura per la nostra storia.

Ad una lettura attenta, il libro suggerisce come Atlantide, pur esauritasi a causa di eventi esterni catastrofici, fosse afflitta da corruzione dei costumi, che la stava facendo implodere; è una lettura corretta del romanzo? E storicamente fondata?

Andrea: sì, è una giusta lettura. L’immagine della società atlantidea che abbiamo descritto è certamente quella di una civiltà ripiegata su se stessa, decadente materialmente e moralmente. La catastrofe che la distruggerà, viene infatti interpretata dai protagonisti come punizione divina per aver imboccato una via di arroganza e immoralità. In realtà, sebbene “Dei” e “punizione celeste” siano le motivazioni che apparentemente spiegano la fine di Atlantide, questa è solo la visione che ne hanno i personaggi, e il disastro resta un evento la cui origine può essere vista in maniera puramente naturale. Di storico, strettamente parlando, c’è ben poco, se non il fatto che molto spesso le società hanno un andamento ciclico che alterna a periodi di grande splendore, fasi di declino. In tutto ciò, una visione romanzata e pittoresca della fine dell’Impero Romanno ha avuto certamente la sua influenza.
Lorenzo: ancora oggi la stragrande maggioranza delle persone quando pensa alla fine dell’impero romano, la motiva con frasi come “si erano rammolliti”, “erano viziati” o simili, naturalmente senza alcun valore storico-scientifico, ma derivanti da visioni romantico-letterarie della storia.
Così è il punto di vista dei protagonisti, anche se poco narriamo in realtà di quella che era la situazione dell’impero di Atlantide al momento del cataclisma… chissà, forse ne scriveremo un prequel!

Con la presenza de l’Occhio della Madre Primigenia, pietra custode dell’energia che fece grande Atlantide, il romanzo si affaccia al mondo del fantasy; il prossimo scritto sarà un fantasy?

Andrea: abbiamo cercato di mantenere il possibile lato fantastico del romanzo abbastanza in disparte. C’è avventura, c’è mistero e anche parti che sono pura invenzione, ma nessuno degli eventi descritti è in sé per sé “magico” o totalmente implausibile. I personaggi, come avrebbero fatto probabilmente uomini antichi, intepretano la reliquia dell’Occhio come un oggetto magico, o mosso dagli Dei, ma in realtà il suo meccanismo viene spiegato in maniera tale da lasciare il dubbio che esso sia forse solo il frutto di una tecnologia che gli Atlantidei stessi avevano inventato secoli prima, e che ora, decaduti, non sanno interpretare se non come magia.
Riguardo al futuro, il fantasy è una possibilità, ma se scriveremo un seguito a Gli eredi di Atlantide, probabilmente terremo una linea simile.
Lorenzo: come dice Andrea, la componente magico-misteriosa è presente, ma non invasiva. Per intenderci non si vedono fulmini e palle di fuoco, o mostri particolarmente bizzarri. In questo l’ispirazione è venuta dai racconti di sword & sorcery di R. E. Howard, dove spesso maghi e incantatori più che attingere a poteri al di fuori della comprensione umana, sono abili prestigiatori, illusionisti e conoscitori di segreti tecnologici perduti o dimenticati.

Come è stato scrivere un libro a quattro mani? Esperienza che proverete a rifare o no?

Andrea: è stato piacevole ed entusiasmante, e soprattutto un modo per stare assieme divertendoci a tirare fuori le tante suggestioni in comune sul tema “avventura”. Dal lato pratico poi, nonostante i timori iniziali riguardanti la difficoltà di conciliare scritture diverse, per quanto simili, credo di poter dire che il risultato sia niente male: spesso nemmeno io riesco a riconoscere se una scena è stata scritta da me o da Lorenzo!
Lorenzo: è stato uno spasso! Dalla fase creativa iniziale, l’abbozzo della trama, i personaggi, e poi i vari capitoli ecc. fino alla scrittura vera e propria. Fortunatamente, data la lunga conoscenza e la condivisione di molte letture, trovare uno stile comune è stato naturale e senza fatica.
Per quanto riguarda il farlo di nuovo, beh diciamo solo che è un’idea che ci ronza per la testa già da molto tempo…

Raccontateci un po’ il successo che ha avuto questo vostro primo libro.

Andrea: parlare di successo credo sia prematuro, siamo usciti in libreria da poco tempo. Intanto possiamo dire che l’essere riusciti a trovare un editore disponibile e affidabile come Il Ciliegio sia stata una grande opportunità: pubblicare – in formato cartaceo poi – il proprio primo romanzo al primo colpo è davvero una bella soddisfazione. Adesso stiamo ovviamente cercando di farci conoscere e Gli Eredi di Atlantide ha in mano le carte giuste per farsi strada, ma questa è la parte più impegnativa. Per fortuna esistono spazi come il vostro, che per noi sono fondamentali, e la rete, che – sarà banale – davvero permette una diffusione altrimenti impossibile.
Lorenzo: siamo già stati contattati da una grande major di Hollywood che nel 2018 produrrà un grande kolossal diretto da… ehm, non proprio, ma la soddisfazione è tanta, e sappiamo che il mondo dell’editoria non è facile e molto competitivo, per cui cerchiamo per ora di rosicchiare piano piano il nostro pezzetto di mercato italiano, e poi il resto dipende dall’Amico Lettore, che è sempre il vero giudice e responsabile del successo (o del contrario) di un libro.

In bocca al lupo, e grazie, ragazzi!

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