Ci si veste sempre a puntino

recLa poesia di Luca Giambonino è un mix originale di ermetismo ungarettiano e frivolezza del tutto contemporanea: un caos che sublima talora in cosmos.

Convivono, in essa, reminiscenze di studi classici e “alti” e contaminazioni del quotidiano, con un elemento onnipervasivo che spesso sortisce l’effetto di svilire la profondità del vissuto: l’umorismo semplice e scontato dell’uomo di strada, che gromma i versi come embrici alle intemperie.

Accanto a componimenti senza dubbio interessanti (Il Cimitero di Savigliano, Ode, La messa di ricordo, Cose), paiono altri un divertissement finalizzato al colpo di scena, un’ironia (più spesso, autoironia) che sfianca chi tenda all’ars poetica per suggere ad una sensibilità ulteriore, attraversare una porta sull’infinito, riempirsi dell’eco inattesa di mondi lontani.

Una prova sensata e condivisibile, certo, quella dell’autore; ma ci piace considerarla come incompiuta, lungo un percorso che ha per fine l’orizzonte: fra le righe, schegge di luce suggeriscono che il poeta è tale in potenza, non ancora in atto.

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