Intervista a Aurora Coppola

Dopo aver letto e recensito il suo libro, Spoglia di Sillabe, l’autrice ha risposto così alle nostre domande.

Parlaci un po’ di te, cosa fai nella vita?Sei scrittrice a tempo pieno?

Si, al momento sto scrivendo a tempo pieno e mi piacerebbe molto che questo mio interesse si trasformasse in qualcosa di più concreto dato l’entusiasmo e la felicità che ha portato nella mia vita. Prima di pubblicare questa raccolta ho lavorato per anni come impiegata in una multinazionale inglese in Irlanda. L’idea di pubblicare delle poesie mi è venuta proprio mentre lavoravo li, a seguito di un riconoscimento che ho ottenuto nel mio paese natale. Ho avuto un incoraggiamento da parte della giuria del premio e da li mi sono buttata nella mia prima avventura editoriale. Le origini della mia passione per la scrittura sono dovute all’approccio che ho avuto con la vita ma anche con la musica, ho suonato batteria e percussioni per diverso tempo prima di potermi dedicare completamente alla poesia

Come mai hai scelto di scrivere in versi?

Il bisogno di creare rime e scrivere in versi nasce da una necessità di esprimermi attraverso la scrittura in maniera del tutto spontanea perché penso che questo rappresenti per la maggiore il mio modo di essere. Ho iniziato a comporre rime dal 1994 e da allora non mi sono più fermata, in quanto nella scrittura ho sempre trovato conforto. Per me scrivere è altamente sano e terapeutico!

La tua copertina è davvero particolare, molto originale. Ci spieghi un po’ la scelta? Soprattutto i colori abbastanza forti.

Questo in verità è tutto merito dell’artista che l’ha realizzata, Marzia Aloisio. Io ho proposto l’idea di mettere una figura femminile in copertina e lei ha fatto il resto. Ho scelto lo stile di Marzia per il mio book d’esordio in quanto sia io che la pittrice viviamo e vediamo la vita in maniera simile, siamo due ariete e non ci piacciono le mezze misure come i toni di grigio, ergo i colori forti! Credo che l’uso del rosso si riferisca a me mentre il giallo rappresenti più lei. Credo che l’artista abbia colto il senso della mia raccolta rappresentando una donna che non ha problemi a mettersi davanti a tutti con poche vesti addosso in quanto si è spogliata di tutte le sue vecchie paure, dei suoi rancori, dei sentimenti e delle sensazioni che a volte ci impediscono di vivere in maniera armoniosa con se stessi. La donna del ritratto guarda il mondo fuori dalla sua finestra sicura e rilassata perché ormai si è liberata dei suoi mali e dunque non ha più niente da nascondere.

Invece il titolo? Cosa ci puoi raccontare di quello?

Il titolo della silloge l’ho scelto io proprio dopo aver visto il quadro realizzato per la copertina. Ho pensato di giocare molto con la parola “spoglia”, primo perché la figura ritratta nel dipinto viene rappresentata con poche cose addosso e poi perché per “spoglia” si intende una cosa morta lasciata dietro, come un serpente quando cambia pelle. Questo per me è l’intento della poesia, una sorta di liberazione dalle cose vecchie, il cantarne le esequie, così da non tornarci più su. In “Spoglia di Sillabe” ho tentato di liberarmi di vent’anni della mia vita mettendo tutto sulla carta. Ho annotato sensazioni e descritto personaggi, ho lasciato li le mie riflessioni perché queste possano essere condivise con il pubblico, sperando di dare loro un messaggio o anche lo stesso sollievo che la poesia ha trasmesso a me, proprio come quando si torna a casa, al sicuro, nel nostro luogo del cuore, dopo una dura giornata e ci si spoglia del mondo che abbiamo lasciato fuori.

I riferimenti che fai ad autori come Yeats e Joyce sono deliziosi, come mai hai scelto loro?

La scelta di guardare a Yeats e Joyce per creare le mie rime nasce da una grande passione per la letteratura inglese ma più in particolare per gli scrittori irlandesi che ho da sempre e che è diventata sempre più forte durante la mia permanenza in Irlanda. Infatti, ho vissuto nove anni a Dublino dove ho potuto approfondire la letteratura e la cultura celtica assieme ad altri autori irlandesi importanti ma poco conosciuti in Italia. La mia preferenza è ricaduta però su Joyce e Yeats per un motivo stilistico, di Joyce mi piace l’introspezione e l’assenza del concetto spazio-tempo mentre di Yeats preferisco il modo netto in cui delinea le situazioni attraverso i versi e quindi la creazione d’immagine, di lui mi piace molto l’abilità che ha nel descrivere una situazione o un sentimento nello spazio di poche parole, nonché la palese ammirazione per i miti della cultura celtica e dunque il forte attaccamento che questo scrittore ha per la sua terra e le sue tradizioni

Il tuo libro ti ha portato le soddisfazioni che desideravi?

Il fatto di averlo visto saltare dalla mia testa alle mie mani in forma fisica nello spazio di pochi mesi per me è già motivo di grande orgoglio perché mai avrei pensato di pubblicare una silloge. Per il momento sto cercando di farlo conoscere a più persone possibile per poter condividere i miei stati d’animo e creare così un punto di contatto tra me e il mondo. Ho bisogno sentire le persone e capire se c’è della gente che la pensa come me. Questo mi aiuta a sentirmi meno sola e a farmi coraggio ora che ho deciso di mettere a nudo i miei sentimenti invece di chiuderli in un cassetto. Questa è la mia massima aspirazione nonché soddisfazione, vedere con quante persone riesco a collegarmi tramite la poesia.

Stai lavorando a qualche altro progetto?

Sì ho un romanzo breve che verrà pubblicato entro l’anno prossimo e sto componendo altri due romanzi con due tematiche completamente differenti. Sono cose che ho visto ed ho vissuto di cui sento il bisogno di parlare. Continuo a scrivere poesie, quando mi vengono spontaneamente.

Preferisci l’ebook o il cartaceo?

Preferisco di lunga il cartaceo. Ho bisogno di un contatto fisico con il libro quando leggo perché mi piace l’effetto che fa la carta alla pelle quando la sfiori con i polpastrelli per girare pagina. Capisco che l’ebook sia molto più comodo perché occupa meno spazio e sia più ecologico perché non usa carta ma io non sono amante degli schermi, delle cose quadrate e fredde, le considero sciape e impersonali. La colpa è forse del modo in cui sono cresciuta, del mondo in cui la mia generazione ha vissuto. Vent’anni fa non avevamo Kindle o i libri in pdf quindi ci rimanevano solo  questi “mattoni di carta” ai quali abbiamo finito per affezionarci, scriverci su due righe o semplicemente sognare per distrarci dalle traversie della vita. Ma poi, volete mettere il profumo della carta e la musica delle pagine mentre ti scorrono sotto le mani? Che ci volete fare, io sono una fan del formato paperback!

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