Il giardino delle querce nominate

trasferimento (6)

“Aveva sempre amato l’illuminante fiamma di un accendino che, nell’oscurità della notte, incendia il tabacco di una sigaretta fatta a mano. Camminare per le strade buie senz’anima, alberate di forme ignote, camminare senza meta finché, nell’ultimo respiro fumoso, la sigaretta non si estingue in cenere”: questo l’affascinante incipit del romanzo breve di Luca Giambonino.

Sin da qui, al lettore si apre una porta (proprio la porta è chiave di volta dell’intera narrazione) su un autore eccellente, sapiente nella costruzione di una trama diafana eppur ricchissima di sollecitazioni intellettuali e vagheggiamenti mistico-filosofici.

Attraverso il protagonista, Herbert Mood, ultimo discendente di un prestigioso casato nonché custode del giardino “delle querce nominate” (poiché ciascuna reca il nome di un avo primogenito) e servendosi di “oggetti” simbolici e comunemente evocativi (un enigma avvincente, un tomo sulle scienze oscure, un avo alchimista) l’autore – un esordiente che, siamo sicuri, ha dinanzi a sé un percorso luminoso – imbastisce una storia allusiva, onirica e visionaria.

“L’unico modo di capire è proseguire”, e dunque il protagonista, prima prigioniero di una vita asettica e ritirata, una non-vita svilita dalla negazione di un qualsiasi orizzonte esistenziale, si incammina lungo i sentieri di saperi antichi e sopiti, che lo porteranno a conoscere la verità nuda e cruda: “chi torna non viaggia più”, come a dire che chi si adagia, chi si rassegna, chi si accontenta cessa di vivere.

A ben vedere, la porta, intesa come passaggio, transizione, “ponte” da qualcosa verso qualcos’altro, è lo stato di pre-morte, condizione di sub-coscienza, quintessenza dell’inconscio: il messaggio sotteso allude al fatto che alla verità (ma sarebbe più corretto parlare di verità molteplice o quantomeno poliedrica) non si giunge per mezzo della razionalità, ma affidandosi al viaggio, tuffandosi come Ulisse verso l’ignoto, lungo quel filo di speranzosa ed incosciente follia, senza cui non ha senso il vivere, poiché sarebbe negazione della vita stessa.

Un libro inebriante ed iniziatico, equilibrato ed efficace nel lessico e nella sintassi, un racconto assolutamente sui generis, consigliato a quanti cerchino nella lettura stimoli profondi, non semplicemente un mero svago.

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