Ah-ahh-ahhh

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Il romanzo breve inviatoci da Nuwanda, Ah-ahh-ahhh, è composto da quindici capitoli, molti dei quali sono forniti di battute spiritose e “dialoghi caustici”, che però non coinvolgono totalmente il lettore.
Il primo dei quindici capitoli descrive le sensazioni di Armando Bentivoglio, il suo nervosismo e il suo buffo abbigliamento considerato demodè: descrizioni argute, dettagliate e molto ben strutturate.
Negli altri capitoli, come per il primo, abbiamo una descrizione dettagliata dei personaggi, i quali sono protagonisti di “doppi sensi” ma non sempre sufficienti a divertire il lettore. Il titolo è la chiave di ciò che il personaggio, e quindi lo scrittore, vuole far passare dal suo lavoro: “È una semplice parola, pronunciata in modo diverso, a suggerire sensazioni di piacere o di dolore, secondo l’interpretazione del lettore, in grado di andare oltre il volere dello stesso autore”.
Esiste qualcosa di più vero? Lo scrittore qui ha di gran lunga dimostrato il suo potenziale.
Armando, nel secondo capitolo, svela alla bibliotecaria Carla i suoi segreti di scrittore, riuscendo a destare in lei un interesse non del tutto professionale.
I primi cinque capitoli raccontano un’unica storia, molto ben strutturata e con dialoghi decisamente troppo presenti, ma che riescono a dar chiaro al lettore l’intendo dell’autore.
Dal sesto capitolo si cambia scenario, sullo sfondo una nuova storia: un omicidio. Qui la storia diventa più originale, la trama diventa più interessante e coinvolgente, ma la storia sembra poi passare in secondo piano sfuggendo al lettore.
Un romanzo breve che coinvolge per un nuovo stile arguto, a tratti ironico e con tematiche abbastanza interessanti, ma che nello sviluppo perde un po’ del suo probabile potenziale.
A dar una spinta il più a tutto questo è il racconto omaggio finale “Le parole da scrivere”, molto interessante e ben strutturato.
Recensione a cura di: Rosa di Fiore

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